[Dei diritti e delle pene] Un aspetto della società disciplinare: leva obbligatoria e caserma

Inizio a buttare giù un po’ di bibliografia:

- FOUCAULT, Michel (a cura di Salvo Vaccaro), La società disciplinare, Mimesis, Milano-Udine 2010.
- FOUCAULT, Michel, Sorvegliare e punire, Einaudi (ediz. tascabile), Torino 2005.

- LABANCA, Nicola (a cura di), Fare il soldato; storie del reclutamento militare in Italia, Unicopli, Milano 2007; in particolare:

  • LABANCA, Nicola, Come e perché studiare la leva (pp. 7-20)
  • DEL NEGRO, Piero, Un confronto tra le leve in età napoleonica e nell’Italia liberale (pp. 21-30)
  • MONDINI, Marco, Coscrizione e modernizzazione; l’Italia liberale (pp. 83-90)

- AAVV, Esercito e città dall’Unità agli anni ’30 (atti di convegno), pubblicazione degli Archivi di Stato, Roma 1989.

Allora, per come lo sto immaginando, l’articolo dovrebbe affrontare tre punti, più o meno:
a) sottolineare come l’esperienza della caserma – ossia l’introduzione della leva universale obbligatoria – sia fondamentale nel (o quantomeno, il più intellegibile esempio del) disciplinamento della società a partire da inizio ottocento;
b) provare un’applicazione delle teorie foucaultiane all’analisi del sistema di reclutamento/accasermamento/gestione della leva nel caso italiano;
c) problematizzare tale applicazione.

 

In questo secondo me sarebbe anche importante parlare di quanto il passaggio per l’esercito segni un ingresso nella cittadinanza attiva, da cui l’esclusione per le categorie escluse da esso (es. donne, ma per la Turchia di oggi e gli USA di qualche tempo fa anche gli omosessuali).
Sull’altro lato, è interessante anche vedere la critica fatta dai ragazzi di don Milani in merito…

 
 

Sulla questione cittadinanza ne parla molto bene, tra gli altri, Del Negro in un saggio di Fare il soldato, a breve lo schedo assieme agli altri utili ;)
Su don Milani, au contraire, confesso la mia più totale ignoranza..

 
   

Qui c’è qualcosa: L’obbedienza non è più una virtù
Interessante a livello anche della pedagogia usata è che furono testi scritti collettivamente all’interno della scuola di Barbiana.