agostoni

testi di oscar agostoni

Assiomi per una teoria della cospirazione

1 tutti i personaggi nascono liberi e incoscienti, leggeri aquiloni dal filo spezzato
2 la realta’ e’ una finzione collettiva ben congeniata, cambiando i presupposti cambia essa stessa
3 non esistono liberatori, ma solo personaggi che si liberano
4 l’ ironia e’ madre dell’ audacia ed elemento fondante della resistenza
5 gli eroi sono labili, imprecisi, ladri di cambusa, bugiardi, assaltatori di porti in fiamme, solitari capitani di navicelle alla deriva, fragili figure inquiete
6 le vaste praterie dell’ universo son scatole da gioco nella nostra mente
7 le parole, comprese queste, sono senza educazione; una volta messe su un foglio non hanno rispetto ne timore, neanche per chi le ha scritte, viaggiano libere non cercano padroni
8 per ogni assioma dato, c’e’ un antiassioma che ne annulla la validita’
9 verra’ il tempo in cui il concetto di “persona” non si applichera’ piu’ solo all’ umanita’; travalichera’ l’ aspetto biologico per abbracciare ogni macchina senziente capace di amore e speranza
h2. 10 la resistenza e’ variabile dai luoghi, dalle circostanze e dai tempi, non ha metodi esemplari. Non ha mentori postumi che ne decretano la politica. Ella con i media ci balocca, si vezzeggia. La resistenza non ha confini, non esclude, non prelude; e’ in cammino per galassie e buchi neri. La resistenza e’ cio che e’ ogni essere strambo che la compone: che sia strisciante, salterello, ridanciano, crapulone, sgorbio, timido, goffo ma comunque a modo suo un tenero e testardo portatore di rabbia e amore.

Delle rese e delle vittorie

Eccoli che sfilano gli sconfitti.
Eccoli a testa bassa, chini su se’ stessi i grami, i cultori del pensiero debole.
I fuoricasta, i perditempo, i filosofi del dubbio, i senzapatria della verita’.
Eccoli che si schierano a resa gli inadatti, gli ombrosi con la testa nelle nuvole, i reietti di un altro mondo improbabile. Eccoli dimessi trascinare i piedi in strade desolate, senza un posto al sole del palinsesto, senza una parte in cui stare, senza un accenno di gloria all’ orizzonte.
Guardateli in faccia quelli della parte sbagliata, quelli sempre e comunque contro, quelli che non hanno fatto il conto con i tempi, i relativi del dissenso, i disperati amanti della minoranza.
Guardateli negli occhi. Guardate questi lumini, minuscole stelle di una notte sempre piu’ buia, sparire a coppie.
E quando anche le ultime due fiammelle se ne saranno andate, vigliacche, ci lasceranno la vastita’ della notte nera come regno.
Allora potremo ben dire di non esser piu’ solo maggioranza, in questo mondo nostro, ma totalita’ indivisibile ed eterna.
h2. Nei secoli dei secoli.

Esilio

Che fai qua’, erbaccia fuori posto,
ciuffo verde solitario su questo balcone assolato.
Il nulla di cemento intorno.
Metti radici tra le crepe di mattonelle rosse,
che stringono l’assedio.
Nessuna Linguamadre da cantare.
Gratti il fondo con le unghie corrose dalla nostalgia,
guardando in su’, in alto
un cielo marino che si staglia di traverso,
tra la gabbia della ringhiera.
Uccello senza ali,
sogno in cerca di notte,
carillon privo di manovella, muto
tremolio di brezza,
impaurito e sconosciuto al mondo.
Passera’ un altro inverno, erbaccia,
la solitudine della persistenza
a minare il tuo cuore.
Passera’ un altro inverno, fiore mio,
h2. per scoprire che ovunque arriva Primavera

Polvere da sparo dentro i sogni

Distillate fuoco per la mia lingua,
che bruci e cada in oblio.
Perdere cognizione, per guadagnare consapevolezza.
Hanno insegnato a mettere diligentemente in fila
lettera con lettera, frase con frase, per essere sparate.
Vittime sacrificali dell’ ordine e della sintassi.
La testa ingabbiata tra le righe della pagina.
Fate leva con la speranza,
per strappare l’ ossigeno dalla gelida stretta del carbonio.
Spargetelo sui quaderni, incendiate la grammatica.
Che le parole siano caricatori e i punti esclamativi detonatori.
Che esplodano nelle mani convenzionali, come rose di pietra
nella primavera dei sensi.
E il trambusto interrompa il sonno di chi ha sempre ragione.
Che sia incrinato il piano segreto della coscienza,
le emozioni rovesciate a forza nei vicoli.
Che i termini della questione siano frantumati
nei cassetti del buonsenso
e le parole solitudine e disperazione, usate come arieti,
sfondino la pace blindata dei castelli.
Sia tolta la polvere dall’ inchiostro,
arrotate le punte delle matite.
Ho ancora fiato nelle mie mani e polvere da sparo nei miei sogni,
per questo.
Per capovolgere la follia


 

a me esilio piace, ma forse non c’entra un cazzo con il babau e la possiamo lasciare per ruggine..