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La fermata/Sicurezza

La fermata
oppure: Sicurezza
di marijuana

Maledetto lavoro che mi porta via un terzo della giornata. E’ tardissimo.
Dovrò fare una corsa per prendere l’autobus. Chissà se incontrerò
qualcuno alla fermata. Di solito è deserta. Toh guarda, c’è una
signora. Menomale. Ho paura a stare da sola. Si sta avvicinando un ragazzo.
E’ alto, un po’ strano. Andatura sbilenca. Sembra ubriaco. Io e la
collega d’attesa ci scambiamo uno sguardo complice. L’uomo si
avvicina. E’ proprio davanti a noi. Ha un cappuccio in testa. Occhi fissi
altrove. Non si ferma. Tiriamo un sospiro di sollievo. Non c’è luce. La
lampada all’angolo è rotta. Io e l’altra siamo vicine, ci tocchiamo
per farci forza. Sarà stato un paio di sere fa, in televisione hanno detto
che l’hanno fatto ancora. Un uomo che ferisce a morte una donna. Non vedo
l’ora di essere a casa. Voglio sentirmi al sicuro. Non ne posso più di
questa tensione, lo stress, ogni sera. Il bus tarda ad arrivare. Forse lo
vedo in lontananza. Eccolo, arriva. A bordo ci sono due facce poco
rassicuranti. Uno si sposta verso di me. Mi avvicino all’autista. Gli
faccio una domanda per ricevere la sua attenzione. C’è la mia fermata.
Scendo. Uno dei due scende con me. Mi segue. Passo veloce. Vedo il mio
palazzo. Raggiungo la porta. Trovo la chiave. Apro. Sono dentro. Pfuiiii.
Finalmente dentro. Sorrido e vado verso l’ascensore. Terzo piano. Sto
arrivando, tesoro. Mi aspetta sulla soglia. Scuro in volto. Comincio a
tremare. “DOVE SEI STATA FINO A QUEST’ORA?”. Mi afferra per un
braccio. Buio.