Un contributo critico sulla storia del Partito comunista Italiano

Salve a tutt*, sto cercando anche io di testare un po' il funzionamento di questo portale, provando a fare qualche tentativo. Approfitto per lanciare al forum un argomento che a me è molto caro e penso che possa essere di utile discussione per tutti, quello della storia del Partito Comunista Italiano. carico qua a fianco un intervento pubblicato su "Umanità Nova", il settimanale della Federazione Anarchica Italiana, che ho scritto in occasione dell'anniversario dell'ultimo congresso del PCI ed il primo del PDS. Naturalmente ho espresso delle posizione mie, anche velatamente critiche su quest'importante esperienza politica italiana, ma non ho una posizione determinata a riguardo. Apro quindi questo spunto al dibattito, che sarebbe bello da proseguire anche a voce. Vostro Jacopo/papapacelli
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Updated by ankei Aug 09
 

Naturalmente avevao dimenticato di precisare il fatto che, trattandosi di all’incirca 2500 battute, la bibliografia di riferimento è piuttosto limitata. Nelle prossime puntate della discusssione proverò ad aggiungere una bibliografia più ampia che possa essere inserita anche nell’archivio.

 
 

Grazie Eugenio..
l’ho appena scaricato in pdf (avete visto che ficata che lo si può scaricare in più formati??), ma lo leggerò solo domani, dopo la relazione per De Benedetti che viene prima di ogni altra cosa :)

 
 

Eugenio?
Boh sarà..

 
 

Eugenio Maria Giuseppe Giovanni Pacelli
fonte: Wikipedia.. a memoria, ricordavo solo il primo! :)

 
 

L’apertura ufficiale di una fase costituente di una nuova formazione politica è ben precedente al XX Congresso. Il “vero” putiferio infatti si scatena fra il 13 e il 23 novembre 1989, ovvero prima del Comitato Centrale del 24 in cui avviene la votazione che decreta lo scioglimento del partito, formalizzato poi nel ‘91. Sono un po’ di fretta ma mi sono sentita di fare questa breve precisazione..se l’argomento interessa – come mi pare di capire – appena riesco vi carico l’introduzione e il primo capitolo della mia tesi di triennale (con annessa bibliografia), che magari è un po’ più utile di questo commento un po’ sbrigativo per cogliere il senso della mia “critica” all’articolo del compagno Pacelli! …il quale comunque merita una stellina di approvazione per avermi fatto sentire meno sola nel dedicarmi a certi argomenti! =)

 
 

Scusa se rispondo solo ora, ma sono stato un po’ di corsa in questi giorni.
ancora non ho avuto modo di leggere il tuo contributo, causa alcuni problemi del mio computer con il formato pdf (anche se mi accorgo ora che è possibile scaricare il file in altri formati).
Il senso del mio articolo era quello di legarmi alla data dell’ultimo congresso, il cui anniversario è passato un po’ sotto silenzio, per quanto comunque ho cercato di aprire il discorso ad una riflessione più in retrospettiva rispetto alla data in sè per sè. il fatto che questo ‘anniversario’ non sia stato troppo preso in considerazione deriva probabilmente da quanto tu dici riguardo alla formalizzazione di un passaggio che era già avvenuto nella vita del partito e nell’immaginario di molti militanti. Nonostante ciò anche questi passaggi mi sembrano importanti, soprattutto in relazione al fatto che il voto alla linea della segreteria, oltre che sancire la trasformazione del nome e del simbolo,prevedeva anche l’appoggio alla guerra del Golfo, aspetto secondo me non di poco conto. L’ulteriore punto di interesse per questo congresso, cui ho potuto dedicare solo un breve accenno, sta anche nellqa formalizzazione di Rifondazione che fino a quella data era solo un vago progetto di opposizione alla trasformazione in atto nella maggioranza del Partito.
Allargando la discussione si potrebbe aprire la discussione a quanto il cambaimento del PCI fosse già in atto da ancora prima dell’89. ma non può occupare lo spazio di un post. In questo senso mi hanno detto che è utile a questa riflessione la lettura della storia del PCI curata da Lucio Magri, membro storico de “Il Manifesto” e del Partito di Unità Proletaria; la sua analisi dovrebbe vertere attorno alla cosiddetta introspezione del punto di vista dell’avversario.
Tu hai avuto modo di leggerlo?

 
 

Il motivo per cui la sinistra italiana non si sforza particolarmente di ricordare un simile passaggio, a mio avviso, è perchè basta guardarsi intorno un attimo per rendersi conto che forse non è stata una grande idea! Mi spiego meglio: la decisione di liberarsi dell’aggettivo comunista e, di conseguenza, dell’enorme patrimonio simbolico che rappresentava, fu dettata dalla speranza di sbloccare il sistema politico italiano (leggi: andare al governo). Si è scesi a patti con il sistema e lo si è assecondato diventando un po’ più moderati per essere presi in considerazione ed entrare in gara..non dico sicuri al 100% di vincerla, ma certamente non mancavano le speranze di fare il colpaccio.
Poi però cosa succede? Non fai a tempo a conformarti al sistema che quello collassa, e non solo spazza via i tuoi nemici storici che speravi di battere grazie al tuo fresco restyling, ma si modifica e va a includere dei soggetti nuovi (e loro sì che sono nuovi davvero) che sanno attirare l’opinione pubblica molto meglio di te, con meno burocrazia (perchè ok non chiamarsi più comunisti, ma la burocrazia non la rinnegheremo mai!!!) e più entusiasmo. Così ti ritrovi a stare a metà fra il vecchio e superato sistema, che certo non suscitava una gran simpatia in periodo di maxi-processi a tutto andare, e quello nuovo, in cui la politica si fa decisamente in un altro modo. Risultato: al governo continui a non andarci, e a causa di mille scissioni e continui problemi interni, il tuo ruolo di opposizione forte ormai non ti si addice più.
Per riassumere: credo che, ad oggi, ricordare la Svolta per la sinistra sia un po’ come girare il coltello nella piaga..
Per quanto riguarda la discussione pre-‘89, in pressochè tutti i testi che ho indicato nella bibliografia della mia tesi ci si riferisce ai momenti in cui si era già accennato alla questione. Quello che affronta meglio il tema è comunque Luca Telese ne “Qualcuno era comunista”, libro dall’apparenza mediocre, ma che invece vale decisamente la pena leggere!
Il testo di Magri invece non ho avuto modo di leggerlo, ma vedrò di recuperarlo. Thank you very grazie per la dritta!

 
 

Rispondo su questo argomento con molto ritardo e in maniera frettolosa.
quanto dici sulle motivazioni per cui quel passaggio viene trascurato sono pienamente d’accordo. si trattava di un percorso di modifica sostanziale già avviato prima dell’ultimo congresso e non farebbe tanto comodo recuperare alla memoria quel dibattito (anche se i gruppi dirigenti del PD di prvenienza PCI che hanno guidato quella fase e potrebbero tranquillamente paralarne e ‘menar vanto’di essere stati capaci di aver condotto alla trasformazione un partito così forte e della tradizione così radicata). dall’altra parte però, il cambiamento all’interno del partito delle modalità con cui veniva intesa la battaglia politica era cambiato da tempo: l’avere un pluriennale governo del territorio, ad esempio, in ambito amministrativo, ha portato molti quadri organizzativi a diventare amministratori e ha favorito il formarsi di un apparato di potere economico e produttivo simile al resto d’Italia (sto sicuramente banalizzando molto il discorso, ma la questione delle cooperative e del forte potere che sono state capaci di raccogliere nel corso degli anni non è di poco conto e spesso viene trascurato).
inoltre penso che sia necessario anche sviluppare una certa riflessione sulla fase del compromesso storico e sui rapporti che il PCI voleva instaurare con la Democrazia Cristiana, partito quest’ultimo che rappresentava quella strtura del sistema rispetto al quale il PCI rappresentava, agli occhi dei militanti e degli elettori, l’alternativa di buon governo; quanto questa scelta, che ha avuto come conseguenza anche quella di scendere ad una difesa serrata della Repubblica e del suo apparato statale, che come ha ricordato giustamente Donald Sasson alla conferenza al Gramsci, non era sicuramente considerato come il migliore e come funzionante da larga fetta della popolazione italiana, ha costato in terini di consenso e stabilità del Partito?
sono passaggi questi affondano in dinamiche di lungo periodo, che devono però tener conto del fallimento dellla strategia del compromesso storico, riconosciuto anche da Berlinguer che l’aveva promossa, della trasformazione della società negli anni 80 e del cambiamento strutturale del partito (abbandono del marxismo-leninismo come dottrina di riferimento e apertura tardiva-qualcuno dice di no-al correntsimo al seguito della scomparsa del centralismo democratico).
questi alcuni appunti di fretta
a presto
jacopo/papapacelli

 
 

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