The Slave Coast and the Trans-atlantic Community

Presentazione molto breve, presentato durante il corso del porf. Capuzzo (a.a. 2010-11) di: Robin Law - Kristin Mann, West Africa in the Atlantic Community: The Case of the Slave Coast, in «The William and Mary Quarterly», Vol. 56, No. 2, “African and American Atlantic Worlds” (Apr., 1999), pp. 307-334.
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Aggiunto gli appunti che avevo preparato durante la presentazione.

LAW R.-MANN K., West Africa in the Atlantic Community: The Case of the Slave Coast, in «The William and Mary Quarterly», Third Series, Vol. 56, No. 2, “African and American Atlantic Worlds” (Apr., 1999), pp. 307-334.

Gli autori si propongono di indagare le connessioni culturali e sociali che legano al Slave Coast (Ouidah Benin-Lagos Nigeria: 160 km) alle Americhe (specie il Brasile) e rintracciare i segni di una comunità transatlantica.
Riferimenti:
a) Pierre Verger: il primo ad indagarli come rapporti interattivi
b) Baylin: ha il limite di pensare lo spazio atlantico come lo spazio della civilizzazione europea
c) Gilroy: i neri come attori al pari dei bianchi, attivi nelle lotte di emancipazione..
Proposta: trattare dei primi periodo della tratta (XVII sec.), concentrarsi sul mondo lusofono (Slave Coast), pensare la comunità atlantica come trans-razziale. Ispirazione: Storia della famiglia Da Silva (scritta nella metà del Novecento da un suo componente, per rivendicare l’appartenenza al popolo portoghese, ma collocandosi in un ottica di comunità atlantica).
Dati:
1.900.000 schiavi (1662-1863)
60% (verso Bahia); 20% (verso le americhe francesi); 10% (verso le americhe britanniche) (1662-1863)
10.000 all’anno (1687-1811)
Diaspora:
a) non solo dopo il 1830 e il ritorno degli schiavi liberati da Bahia, ma considerarla nel lungo periodo. Prima del XIX sec., comunque, ci sono alcuni sporadici esempi di individui che provengono da un orizzonte transatlantico (parliamo soprattutto di appartenenti ad élites che riescono a viaggiare da liberi in Europa e in America, che si stanziano in questi posti e alimentano contatti commerciali, famigliari, amicali etc..). A cavallo di quella data i numeri si fanno più sostanziosi (anche di europei che si stanziano nella S.C.).
Incerto se prima del XIX sec. si tratti solo di individui con una varietà di storie personali e rapporti “transatlantici” o se si tratti di una vera e propria comunità. Dopo quella data, invece, lo sono (anche perché sono più documentati).
b) dopo invece la comunità – seppur diversificata in quanto a “razza”, classe e origine geografica – è sostanzialmente dominata dai legami (anche e sopr. commerciali: olio di palma → anche verso l’Europa) col Brasile e la lingua portoghese, presentando al suo interno una varietà di componenti: brasiliani che si sono stabiliti nella S.C., ex-schiavi afro-brasiliani della diaspora, africani che avevano assimilato la cultura brasiliana (effetti di assorbimento), ex-schiavisti in posizioni privilegiate, infine, membri della vecchia élite locale. Si considerino poi anche le successive generazioni “mulatte”. Specie dopo il 1850, per cercare di evitare gli sforzi britannici di fermare la tratta e continuare a servire il mercato cubano.
c) Comunità: lusofona, cattolica (con minor. musulmana), cucina e abiti in stile brasiliano. Formatasi più che per un processo di ondate successive di migrazioni, per un continuo mantenimento di legami transatlantici. Eppure con lo sviluppo di Lagos come colonia britannica, nasce una comunità complessa in cui l’elemento brasiliano/portoghese si mescola con gli altri.
d) dopo l’abolizione, la comunità diventa più fortemente “brasilianizzata”, con l’esclusione degli elementi minoritari (britannici-francesi e colonie) e/o il loro assorbimento.

 
   

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