Lavare (e lavarsi) a basso impatto.

Suggerimenti, idee e tecniche per assicurare lavaggio di indumenti ed igiene personale a basso impatto ambientale.

Intro

L’industria chimica è, com’è noto, una delle più impattanti e dannose per ambiente e, pertanto, grazie al processo della bioaccumulazione (o più precisamente della biomagnificazione), una delle più dannose per la salute umana.

In questo wiki vogliamo, dunque, raccogliere tecniche, antiche conoscenze ed idee per provvedere alla questione igienica a tutto tondo, evitando di rompere l’armonia nel sistema uomo-ambiente, e magari togliendo anche un pò di “ricchezza” alle grandi industrie che non si preoccupano di altro se non indurci a comprare prodotti chimici che possiamo tranquillamente autoprodurre; o farne direttamente a meno.

Cosa non far mancare in casa (ingredienti base delle varie ricette)

  • limoni
  • cenere di legno
  • aceto
  • sapone di marsiglia
  • aglio
  • salvia

Lavare

Detergente “universale” a base di cenere: La Lisciva.

Cos’è
La lisciva o liscivia è una soluzione liquida, ottenuta dalla semplice bollitura di cenere di buona qualità setacciata.

A cosa serve
Veniva usata in passato soprattutto per lavare e sbiancare i tessuti, ma anche per tutte le altre pulizie casalinghe e, estremamente diluita, anche per la pulizia di tutto il corpo, grazie al suo potere detergente, sgrassante e disinfettante e al delicato e piacevole odore che rilascia.

Ingredienti:
CENERE e ACQUA in un rapporto indicativo di 1: 5 (ovvero 1 bicchiere di cenere per 5 bicchieri d’acqua)

Come fare:

Setacciare la cenere di legna per evitare residui incombusti e particelle troppo grandi. La cenere migliore si ottiene con del legno di qualità, ben stagionato (che lascia, dopo la combustione, una cenere fine e bianca).

Poi riempite fino a metà una grossa pentola da destinare sempre e solo a questo uso (meglio di acciaio o di ghisa smaltata, la cenere potrebbe corrodere materiali instabili come l’ alluminio) di cenere setacciata, e versatevi dell’acqua quanto basta per coprire a filo la cenere. Mescolate bene il composto. Riempite poi quasi tutta la pentola con altra acqua, Portare ad ebollizione, a fuoco lento, mescolando di frequente all’inizio e di tanto in tanto quando la cottura si è stabilizzata.

Far bollire da mezz’ora a massimo 2 ore (più a lungo bolle più concentrata e aggressiva sarà la soluzione) E’ consigliabile, verso fine cottura, assaggiare giusto una goccia del composto da posare sulla lingua per valutarne la potenza: se ha bollito sufficientemente pizzicherà appena. Non eccedere nella bollitura, in quanto la lisciva ottenuta diventerebbe troppo forte ed aggressiva per la pelle e per l’ambiente. Lasciate raffreddare, eliminare i residui di carbone più evidenti con un colino e lasciare decantare. Preparare un recipiente e qualche straccio di cotone pulito che non scolorisca. Tendere sul recipiente lo straccio che farà da filtro (vecchie federe di cotono vanno benissimo). Versare il contenuto della pentola sullo straccio e nel recipiente, con l’accortezza di non agitare il liquido, cercando cioè di mantenere separata la parte solida da quella liquida. Se necessario ripetere questa operazione per ottenere una lisciva (ovvero la parte liquida) più filtrata e quindi più limpida. Versare la lisciva in un flacone di plastica. La lisciva è pronta! e si conserverà anche per anni… è molto sgrassante, e si può utilizzare per pulire di tutto, dalle superfici anche molto unte ai pavimenti (non di legno), per rigovernare i piatti, ecc. Ha anche potere disinfettante.

Cosa si ottiene da questo procedimento:

Una parte liquida, la lisciva propriamente detta, da usarsi per tutte le pulizie più corpose e anche come detersivo da sperimentare in lavatrice (biancheria, pavimenti, ecc.).

Una pasta cremosa (residuale), che possiede un certo potere detergente inferiore e meno basicità e che può essere utilmente usata ad come una polvere delicatamente abrasiva: usatela per disincrostare dello sporco tenace: fornelli, forni, lavelli d’acciaio incrostati dal calcare, rubinetti, sanitari incrostati, piastrelle del balcone macchiate dai vasi o dalla ruggine, e pavimenti grezzi (soffitte, garages, cantine) unita alla segatura. Destinando la lisciva ad altri impieghi più esigenti e specifici.

AVVERTENZA
la lisciva pura, fatta con la cenere giusta, ha un pH intorno a 10 (è per quello che,
lentamente, lava, saponificando i grassi e gli oli), ma può arrivare anche a 12, ossia
spiccatamente basico e eccessivo per la pelle (che gradisce il
famoso 5.5, ossia acidulo). Se usi i guanti, la cosa finisce li altrimenti, come tutti i detersivi, occhio a maneggiarla spesso.

Esempi di utilizzo

Per lavare i piatti.
Usatela pura: versate un po’ di lisciva di cenere in una ciotola, intingetevi una normale spugnetta in cellulosa per antiaderenti e usatela per lavare normalmente le stoviglie, i bicchieri, le pentole immersi in poca acqua calda. Poi, finito il lavaggio, sciacquate tutto.

Per pulire i vetri.
Diluite un bicchiere di lisciva di cenere in cinque litri d’acqua calda, mettere in uno spruzzino, bagnare i vetri e passarli con un panno per vetri che non lasci pelucchi. Non occorre risciacquare, verranno brillantissimi e tersi.

Per lavare a mano o in lavatrice.
Mescolare un bicchiere di lisciva di cenere ad uno di saponata (sapone di marsiglia in scaglie fatto sciogliere bollendolo in un pò d’acqua distillata) e mettetelo nella cassettina del detersivo, o nell’acqua calda dell’ammollo, Procedete al lavaggio, e ricordatevi di aggiungere una tazza di aceto bianco all’acqua dell’ultimo risciacquo.

Oppure preparatevi un flacone di “detersivo” casalingo, che userete poi in più volte: usando una bottiglia da un litro riempitela per meta con lisciva di cenere, aggiungere un vasetto da yogurt di Soda Solvay, e poi aggiungere altra lisciva di cenere quasi fino all’orlo. Chiudete il tappo e agitate per miscelare omogeneamente gli ingredienti. Poi mettetene un bicchiere nella vaschetta del detersivo.

Lo stesso detersivo casalingo di lisciva di cenere e Soda va bene anche per la lavastoviglie.

Piatti

Un metodo della tradizione efficace per il lavaggio dei piatti è l’utilizzo dell’ acqua di cottura della pasta: non essendo altro che acqua calda con sale e amido, essa si dimostra ideale per sgrassare anche i piatti più bisunti. Si può dire con una certa sicurezza che questo sia il sistema meno impattante in assoluto, riuscendo a chiudere il ciclo in modo molto naturale.
Unica avvertenza: non conservate l’acqua di cottura della pasta per più di 3 giorni o comincerà a puzzare un po’!

Se avete un camino, invece, siete pronti per un’altro metodo della tradizione, parimenti efficace: la pulizia con limone e cenere. Cenere di legno, ovviamente! ;)

Lavatrice

La lavatrice è, si può dire, un’invenzione piuttosto comoda. Tuttavia, come lo sviluppo recente ci ha insegnato, il “progresso” si è rivelato piuttosto inefficace nel dotarci di elettrodomestici – come la lavatrice – dotati di porta USB (sic!), ma incapaci di assolvere i compiti più basilari, a causa dell’introduzione dei “programmi” e di altri accorgimenti tecnici poco saggi che limitano la libertà dell’utente.

Un primo passo è, appunto, evitare di comprare lavatrici dotate di sofware e/o programmi predefiniti: la old-school termomeccanica andrà benissimo per il vostro bucato, dandovi la massima libertà nell’impostazione dei lavaggi.

Un’idea più ecologica, efficiente e soprattutto economica è bypassare la resistenza della lavatrice. In altre parole si tratta di collegare l’acqua di mandata della lavatrice non già al circuito dell’acqua fredda, bensì a quello dell’acqua calda, impostando, ovviamente il lavaggio a “freddo”, in modo che la resistenza non si attivi.

In questo modo produrremo il calore necessario all’acqua del bucato direttamente con il gas, e non con la costosa elettricità che, in molti casi, è generata proprio dalla combustione del gas. Meno passaggi, meno risorse, più efficienza.

Un passo successivo potrebbe essere far arrivare alla lavatrice la giusta portata d’acqua sia tramite il circuito dell’ ACS (acronimo per Acqua Calda Sanitaria), sia tramite il circuito dell’acqua fredda, regolando la temperatura desiderata tramite una valvola a 3 vie .

Panni

In ogni supermercato, ormai, esiste un reparto dedicato ai detersivi da bucato, che spicca tra la corsia dei casalinghi e quella del giardinaggio con il suo odore acre che i milioni di spot pubblicitari recepiti nel tempo ci hanno venduto come “profumo di pulito”.
Noi diciamo che, se è pulito, il bucato non ha “profumo”; al massimo si sente un vago odore di marsiglia.

Una soluzione, anche qui, economica ed ecologica consiste nel triturare in un frullatore una saponetta di marsiglia, fino a ridurla in polvere (è raccomandabile, prima di tritare, spezzettare in modo grossolano la saponetta, per non sovraccaricare il frullatore).
Porre polvere di marsiglia in una pentola sul fuoco, ed aggiungere acqua tiepida gradualmente, fino ad ottenere un gel. Ricordate di mescolare spesso per evitare grumi e che il composto è sempre molto liquido, finché è caldo.
Con una singola saponetta si possono arrivare a fare anche 8 litri di sapone da bucato; tutto ciò al modico prezzo di 30 centesimi, più un’inezia di gas e acqua; senza contare che, se usate sapone marsiglia o biologico, l’impatto diminuisce ulteriormente.

L’ ammorbidente, poi, è forse uno dei più grandi nemici dell’ambiente che si possono trovare nel processo del bucato. Se non volete rinunciare alla morbidezza dei vostri panni, potete trovare un valido aiuto nel banale aceto di vino bianco. Mettere una tazza (200 ml) di aceto per ogni lavaggio a pieno carico, infatti, risulta un’ottima alternativa per due motivi:

  1. L’aceto sostituisce benissimo l’ammorbidente, rendendo più soffici i tessuti e, a dispetto del pensiero comune, non lasciando odori di sorta.
  2. Essende acido, allunga di molto la vita della vostra lavatrice, rimuovendo il calcare dalle serpentine.

Non siamo scienziati, ma viene da sé che queste due pratiche, da sole, basterebbero per abbattere (quasi) totalmente l’impatto ambientale dei nostri bucati.

Lavarsi

Dentifricio

Il dentifricio è una preparazione chimica che si può evitare.
Innanzitutto l’ igiene dentale di base si ottiene semplicemente spazzolando e sciacquando abbondantemente la bocca (denti e gengive) dopo ogni pasto solo con acqua salata.

Un ottimo sistema per aiutare gengive e alito, oltre a sbiancare i denti in maniera portentosa, è quello di strofinare accuratamente su denti e gengive una foglia di salvia una volta al giorno.
Il bicarbonato di sodio e il sale, uniti all’ acqua, sono altri metodi molto efficaci per sbiancare i denti ma altresì piuttosto aggressivi: conviene usarli con moderazione (un lavaggio con acqua e bicarbonato/sale a settimana).
Un altro sistema efficace per sbiancare i denti è quello di usare le fragole: poiché contengono acido malico le fragole mature sbiancano i denti; anche qui per evitare di danneggiare lo smalto è sconsigliato l’ utilizzo giornaliero.
(PS: dopo il trattamento è conveniente sciacquare accuratamente la bocca per eliminare gli zuccheri delle fragole ;))

Mal di denti

L’ Allicina, un potente antibiotico naturale che ha azione antisettica in una marea di situazioni, viene rilasciata quando si schiaccia o si trita l’ aglio, e su un dente conciato male non solo aiuta a fermare il dolore, ma contribuisce a combattere l’infezione attraverso le sue proprietà antisettiche.

Come utilizzarlo? Semplice: o lo si schiaccia e lo si tiene vicino al dente dolorante, oppure lo si trita, aggiungendo una piccola quantità di sale, e lo si posiziona nei pressi del dente incriminato. I più coraggiosi possono masticarlo direttamente.
Sollievo nel giro di pochi minuti.

Attenzione però: l’aglio, sebbene non abbia effetti collaterali paragonabili ai farmaci antidolorifici, può causare “bruciature” da contatto se lasciato troppo a lungo in bocca o se utilizzato troppo di frequente.

Nota strategica: masticare qualche foglia di prezzemolo elimina l’ odore di aglio dall’ alito.

Saponette a base di lisciva (senza Soda)

Cos’è
Se per qualche motivo fosse difficile procurarsi la soda, per fare sapone da conservare (saponette) si può usare la lisciva.

Ingredienti
Per circa 4 saponette da toeletta, servono 250 grammi di lisciva come dal procedimento descritto sopra, 1/2 litro di olio extravergine d’oliva, 1 litro d’acqua (o meglio ancora, di infuso di erbe, alloro, o lavanda, o rosmarino, se vuoi dare un po’ di profumo al sapone e aiutare ad abbassare ulteriormente il pH della lisciva) e 125 grammi di amido di riso. Più quattro stampini in silicone, o legno.

Come fare
Sempre usando una pentola di acciaio (e mai di alluminio), fai bollire l’olio extra vergine d’oliva, senza farlo fumare. Mi raccomando, attenzione alle possibili ustioni con l’olio bollente. Meglio tenere a disposizione una bacinella d’acqua fredda per sciacquare subito eventuali schizzi d’olio bollente sulla pelle. Quando l’olio è arrivato a temperatura spegni subito il fuoco, fallo arrivare alla temperatura di 45° per evitare schizzi, e con cautela, proteggendoti viso e mani, aggiungi gradatamente i 250 grammi di lisciva, anch’essa alla temperatura di 45°, all’olio. Rimetti il liquido ottenuto sul fuoco, e aggiungi il litro di infuso alle erbe caldo in cui hai sciolto preventivamente i 125 grammi di amido. Mescola con un cucchiaio di legno a manico lungo.

Ora si riporta a bollore il tutto. E una volta fatto questo, il composto, diventato denso, va colato negli stampi (in legno o in silicone). E, dulcis in fundo, il sapone va fatto essiccare negli stampi…e ci vogliono come minimo due, tre mesi…

Per ottenere il sapone liquido da mettere nel dispenser, non mettere l’amido.

Ci sono anche altri modi per fare il sapone, alcuni aggiungono il latte, invece dell’infuso….

 

ho trovato un paio di siti interessanti, a tal proposito…

 
   

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