Nuovo manifesto

Abbiamo rimesso mano al manifesto, mantenendo i contenuti del vecchio ma aggiornandolo spiegando Solomon Shereshevsky.

Il Manifesto.

Nuovo Manifesto (2013)

da scrivere a seguito della discussione della “due giorni”.

Manifesto (maggio 2011; v. 2)

in auge dal 15 maggio 2011 (prima pubblicazione sito) a dicembre 2012.

La scienza è un monopolio […] per la sua stessa natura: i profani hanno accesso solo ai risultati, non ai metodi, cioè possono solo credere e non assimilare.
Simone Weil, Riflessioni sulle cause della libertà e dell’oppressione sociale.

Il Caso S. ruba il nome a Solomon Shereshesky, l’uomo dalla memoria infinita (link all’aneddoto).

Il Caso S. è un progetto di comunicazione storica animato da studenti che provano a mettersi in gioco con l’unica merce di cui sono produttori: le semplici ricerche che ognuno di noi conduce quotidianamente. La nostra idea di partenza è presto detta. Crediamo che le scienze sociali, tutte, non possano ridursi a svolgere un ruolo di sostanziale mantenimento dello status quo, ma debbano mettere in pratica tutto il loro potenziale critico. Crediamo che la sfida fondamentale, oggi come mai, sia quella di socializzare i saperi, piuttosto che confinarli negli spazi sempre più stretti di un dibattito per soli addetti ai lavori. Per questo abbiamo deciso di rendere accessibile non tanto i modestissimi risultati di ciò che studiamo, ma la cassetta degli attrezzi, certi di arricchirla con il contributo di chi raccoglierà il nostro invito al dialogo. Con tutti i limiti che possono derivare dall’essere in formazione, questo ci sembra il primo passo per annullare la distanza fra chi ha gli strumenti per sapere e chi invece si ritrova, suo malgrado, a dover credere. Insomma, abbattere l’idea della cultura come monopolio di una piccola cerchia di iniziati, di cui non ci interessa minimamente far parte. Tutto questo, per noi, significa mettere al centro dell’attenzione la pratica dello scambio e della condivisione su un piano di parità.

Non ci interessa trovare un uditorio compiacente, ma persone con cui dialogare e arricchirci reciprocamente.

Questa missione, va da sé, non può prescindere da un lavoro “fatto bene”, storicamente parlando. Centrale è l’applicazione di un metodo storico che punti al rigore e alla verificabilità delle tesi proposte e degli argomenti che le supportano. La cosiddetta scientificità, insomma, alla quale chi fa storia non dovrebbe rinunciare.
Il Caso S., dunque, è anzitutto questo sito web, che si presenta a due facce. Da un lato il blog (link→Home) dove, a cadenza stagionale, verranno pubblicati interventi raccolti attorno ad una parola-chiave, oltre ad una serie di rubriche con contributi più rapidi e frequenti. Dall’altro, invece, un portale (link→MezziStorici) per un terzo social network, un terzo forum e un terzo wiki (grazie a riseup.net!) che è, di fatto, quella cassetta degli attrezzi che vogliamo tenere aperta al vostro sguardo e al vostro contributo (link→coinvolgiti).

Gentile lettore o lettrice,
S. ti ringrazia per aver sfidato le maree del web ed essere approdato su questo minuscolo nodo dell’immensa rete. Soprattutto, ci auguriamo che non ti fermi qui e che abbia voglia di esplorarlo e immergerti con noi nella memoria infinita.

Dialogando di storia, qualcosa ne verrà fuori.

Manifesto (maggio 2011, v. 1)

La scienza è un monopolio […] per la sua stessa natura: i profani hanno accesso solo ai risultati, non ai metodi, cioè possono solo credere e non assimilare.
Simone Weil, Riflessioni sulle cause della libertà e dell’oppressione sociale

Il Caso S. ruba il nome a Solomon Shereshesky, la memoria infinita.
Il Caso S. è un progetto di comunicazione storica che parte dalle semplici ricerche che ognuno di noi, studenti di storia, conduce quotidianamente. Crediamo che le scienze sociali, tutte, non possano ridursi a svolgere un ruolo di sostanziale mantenimento dello status quo, ma mettere in pratica tutto il loro potenziale critico. Crediamo che la sfida fondamentale, oggi come mai, sia quella di socializzare i saperi. Per questo abbiamo deciso di rendere accessibile la nostra cassetta degli attrezzi. Con tutti i limiti che possono derivare dal nostro essere in formazione, questo ci sembra il primo passo per annullare la distanza fra chi ha gli strumenti per sapere e chi invece è costretto a credere. Fare questo, per noi, significa innanzitutto mettere al centro dell’attenzione la pratica dello scambio e della condivisione su un piano di parità.
Non ci interessa trovare un uditorio compiacente, ma persone con cui dialogare.
Tutto ciò, va da sé, non può prescindere da un lavoro “fatto bene”, storicamente parlando. Centrale è l’applicazione di un metodo storico che punti al rigore e alla verificabilità delle tesi proposte e degli argomenti a supporto. La cosiddetta scientificità, insomma, alla quale chi fa storia non dovrebbe rinunciare.
Il Caso S., dunque, è anzitutto questo sito web, che si presenta a due facce. Da un lato il blog dove, a cadenza stagionale, verranno pubblicati interventi raccolti attorno ad una parola-chiave, oltre ad una serie di rubriche con contributi più rapidi e frequenti. Dall’altro, invece, un portale per un terzo social network, un terzo forum e un terzo wiki (grazie a riseup.net!) che è, di fatto, quella cassetta degli attrezzi che vogliamo tenere aperta al vostro sguardo e al vostro contributo.

Gentile lettore,
S. ti ringrazia per aver sfidato le maree del web ed essere approdato su questo minuscolo nodo dell’immensa rete. Soprattutto, ci auguriamo che non ti fermi qui e che abbia voglia di esplorarlo e immergerti con noi nella memoria infinita.

Dialogando di storia, qualcosa ne verrà fuori.

Manifesto (marzo 2011; primissima versione)

Era qui

La scienza è un monopolio […] per la sua stessa natura: i profani hanno accesso solo ai risultati, non ai metodi, cioè possono solo credere e non assimilare.
Simone Weil, Riflessioni sulle cause della libertà e dell’oppressione sociale

Il progetto « Mezzi Storici » (?) nasce dall’idea che le discipline storiche, e più in generale le scienze sociali, non possono ridursi a svolgere un ruolo ancillare, di sostanziale mantenimento dello status quo. Una prima e immediata applicazione di quest’idea sta nel socializzare le riflessioni e i dibattiti che nascono dal laboratorio di chi porta avanti ricerche di storia, con il valore aggiunto di dare modo a chiunque di sbirciare dietro le quinte, nella cassetta degli attrezzi. Il Passato, la Memoria e le loro Rappresentazioni (in breve ciò di cui si occupa la storiografia) sono parte integrante del soggetto/oggetto civico, ineliminabile componente di qualsivoglia ragionamento sociale. È per questo che ci proponiamo di superare così i confini strettissimi del dibattito per soli addetti ai lavori, troppe volte asfittico e autoreferenziale.

Per fare ciò pensiamo sia indispensabile mettersi completamente in gioco, senza troppi timori. Siamo un gruppo di studenti e studentesse di storia, una comunità di giovani in formazione che vogliono rendere operative queste idee. Per noi la crescita individuale e la consapevolezza del nostro ruolo nella società sono in stretto contatto con la voglia di far emergere in maniera concreta quanto di buono riusciamo a trarre dal processo conoscitivo. I nostri sforzi, dunque, mirano a costruire un cantiere di condivisione sistematica di percorsi e approcci eterogenei (all’interno) e, nello stesso tempo, a creare un terreno di comunicazione fra pari (all’esterno). Senza arrogarci fini pedagogici, vorremmo coinvolgere il “pubblico” nella nostra (comune) esperienza storiografica: non ci interessa trovare un uditorio, ma persone con cui dialogare.

Ciò che più ci preme è canalizzare i singoli sforzi verso la formazione di un prodotto culturale di qualità che, come tale, sia saldamente basato sull’umiltà ed onestà intellettuale di chi vi prende parte, su di un metodo storico che non riconosce sciovinismi e strumentalizzazioni, ma punta al rigore e alla verificabilità delle tesi proposte e degli argomenti a supporto di esse. Ci sembra la maniera migliore per abbattere quel muro che separa, verticalmente, chi ha accesso ai metodi da chi, invece, possiede solo i risultati. Se è chiaro ad ognuno che solo i primi possono riflettere criticamente e comprendere consapevolmente il senso di quei discorsi, respingiamo con forza l’idea di perpetuare questa divisione paralizzante.

Il cantiere è, per sua natura, un’entità aperta e in continua trasformazione, animata dalle persone che investono quotidianamente tempo e risorse per raggiungere i nostri intenti. Ci siamo dotati degli strumenti che, al momento, ci sembrano rispondere meglio alle nostre esigenze: un portale per la discussione interna (comunque accessibile a chi vorrà sbirciare) e uno spazio in stile blog che è la nostra finestra sul mondo. Si tratta di usare consapevolmente i nuovi mezzi di comunicazione, senza dimenticare quanto di buono il passato ha da insegnarci: le assemblee, i dibattiti pubblici, i seminari, le chiacchiere informali…

Dialogando di storia, qualcosa ne verrà fuori.

 

Gentile lettrice..
studentesse di storia…

ho dato una lettura veloce, è scorrevole come è scritto è ok, a prima vista mi sembra non manchi nulla….certo è che tutto il nostro dibattito sul nome che può e vuole nascondere tante cose dietro la S viene un po’ perso. Però è anche molto difficile e forse non utile far emergere questa varietà di idee. Diciamo che rimanendo così puàò andar bene…
ps: io riparirò il pc solo domenica!

 
 

sigh!
Sulla polisemia di S. io penso che non si sia bisogno di esplicitarla. Io e perry l’abbiamo risolta così: in fondo abbiamo “rubato” il nome a Shereshevsky. Non lo abbiamo “ripreso”. È come dire: quello è un espediente, ma dietro quella S. ci siamo tutti. O tutt*, come preferisci :)

 
 

ultima cosa. Come la vedo io personalmente.
Dire studenti e studentesse, mi sembra di scimmiottare un politically correct ridondante. Su lettore e lettrice mi può piacere di più.. perché in chiusura. Strizza l’occhio ad alcune coscienze, se vogliamo, ma comunque non appesantisce perché si è già in un momento distensivo del discorso. Sopra invece no, mi pare che appesantisca. Sembra che non si possa fare altrimenti.. ma la cosa è abbastanza deprimente. Non siamo machisti e questo trasuda da ogni nostra parola, anche se ci affidiamo alla lingua italiana che non possiede neutri plurali.
Però se per te è vitale, è un valore insindacabile.. allora faccio uno, due e tre passi indietro.

 
 

Spezzo una lancia in favore del politically scorrect: più che l’acquisire una buona abitudine, il ripetere ossessivamente lo stesso termine con entrambi i generi (o ancora peggio infiorettare i discorsi di *) a me pare un calenbour retorico che si adegua ad una diversificazione “di riflesso”, peraltro appesantendo non poco la lettura..
Oh, è la mia personalissima opinione, lungi da me il voler offendere chicchessìa.. è che in materia mi sembra ancora attualissimo quel che diceva Lenny Bruce.

 
 

Lenny Bruce(wikipedia):

«Non puoi mica scrivere “tette e culi” su un’insegna. Perché no? Ma perché è volgare, è sporco, ecco perché. Le tette sono sporche e volgari? No, non mi prendi in trappola: non son le tette, son le parole. Le parole. Non si scrivono certe parole, dove anche un bambino può vederle. Il tuo bambino non ha mai visto una tettina? Non ci credo. Credo invece che per te siano proprio le tette ad essere sporche. Mettiamo che l’insegna dica “seni e sederi”. Va già meglio. Interessante. Vediamo in latino avrà anche maggior austerità: gluteus maximus et pectorales majores ogni sera. Così sì, ch’è pulito. Per te, schmuck… ma è sporco per i latini!»

« Se Gesù fosse stato ucciso vent’anni fa, i cattolici porterebbero al collo piccole sedie elettriche e non croci »

 
 

In finale: gentili lettori e lettrici(…)
Non risulta pesante ed è giusto scriverlo!
Per quanto riguarda Lenny Bruce mettiamo tette e culi come sfondo del blog!!!!
Debs lo sai che scrivo queste cose solo per farti incazzare :)
A presto

 
 

la mia sensibilità di donna non è lesa se mettiamo gentile lettore perchè a me pare abbastanza neutro…

Come decidete voi però va bene!

Olga e Gaia

 
 

mi associo a quanto sopra scritto da Olga e Gaia, per il resto, a me piace molto, è sintetico ma stuzzica.
perché il lettore è importanza (ogni scritto ha due autori: chi scrive e chi legge…) ma è l’infinita memoria la vera protagonista….una sorta di sogno in cui qualcuno ha persino il coraggio di credere.

 
 

Lenora: entro stasera se ce la fai scrivi una piccola auto-biografia ironica sullo stile degli altri (max 400 battute). Inseriscila qui: we.riseup.net/coordinamentostorici/auto...

 
 

se è un problema metterli tutti e due allora mettiamo solo studentesse no?questo non può essere neutro?…ok non sto cadendo nella provocazione di basiiiiii (mio bello che mi manca!!) e non faccio un predicozzo su “tette e culi” e sullo sfruttamento dell immagine femminile che non è una questione di volgarità o di tabu riformulati.ok non lo sto facendo. ahahhah

cmq a parte le cazzate e i vari political correct bla bla bla. il neutro maschile è sessista. ovvio che non possiamo mettere asterischi da per tutto e non siamo un laboratorio di linguistica però sarebbe giusto e non ipocriticamente neutrale metterlo in alcuni punti importanti tipo in “gentile …” e in “Il Caso S. è un progetto di comunicazione storica che parte dalle semplici ricerche che ognuno di noi,studentesse e studenti di storia” perchè parla materialmente di noi! poi per il resto no..

 
 

Seal of approval.
Io comunque nel dubbio metto il femminile, però sono d’accordo con: “studentesse e studenti di storia” perchè parla materialmente di noi!”. Per la conclusione stavo pensando a perifrasi varie ma mi sa che risulta un po’ pesante, quindi non so.
Un beso
(al di là della questione di genere il testo mi piace).

 
   

Grande!
Ci sono comunque appunti molto dettagliati venuti fuori dalla discussione del primo pomeriggio nella due giorni, con proposte di frasi da tagliare, altre da riscrivere. Dunque, direi: durante le vacanze ci impegniamo a mettere mani al report della due giorni e da lì si parte, a gennaio, a riscrivere i pezzi che non ci convincono.